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ATAC, REGIONE LAZIO e disabili: un rapporto paradossale sulla Ferrovia Roma Nord #NObarriere

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21/03/2015 di Bonfa.it

Qualche giorno fa, sul nostro gruppo Facebook, Eleonora ha lanciato un’accorata richiesta di aiuto. Eleonora lavora per la federazione di pallacanestro per disabili, che si trova, come il Comitato Paralimpico, nei pressi della stazione Due Ponti della nostra linea. La stazione, ristrutturata ormai da qualche anno, ha dei bellissimi ascensori che giacciono lì inutilizzati perché nessuno si è dato la pena di metterli in funzione. Gli amici disabili di Eleonora sono costretti a servirsi di costosissimi taxi, pur avendo a qualche decina di metri una stazione attrezzata con fondi pubblici di ascensori.

All’ultima riunione con ATAC del Comitato, tra le tante cose che sono state dette, c’è questa:

 “IL NOSTRO TRENO NON PUO’ TRASPORTARE DISABILI e in merito all’articolo di David Nicodemi, pubblicato anche sul gruppo Facebook del COMITATO pendolari, relativo alla inaccessibilità di treni e stazioni per i disabili, ATAC precisa che le stazioni sono tutte accessibili ai disabili, i treni NO, per problemi legati alla struttura dei treni stessi e alle banchine che non sono a raso nella maggioranza delle stazioni. Esiste una legge che regolamenta questo e ATAC ci dice di essere nel pieno rispetto della norma. Verificheremo”.

L’avevamo riportata sul nostro sito https://pendolariromanord.com/2014/11/06/resoconto-dellincontro-con-atac-del-3-novembre-scorso-comitatopendolari-servizi-romanord/, è lì da 4 mesi, se nessuno si è dato la pena di smentirla è evidente che rispecchia il pensiero di chi lo ha detto. Siccome suonava del tutto irrazionale alle nostre orecchie, come suonerà assurda alle orecchie delle decine di migliaia di pellegrini disabili, dei loro familiari e amici, che piomberanno a Roma da tutte le parti del mondo per il Giubileo del 2016, abbiamo chiesto un parere a qualcuno che si intende di legislazione sulle barriere architettoniche. Questi, dopo esser rimasto indeciso se piangere o ridere (per la cronaca, ha pianto e riso) ci ha fornito questo parere:

Omettendo di scrivere le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, altrimenti non si finisce più, ATAC (e REGIONE LAZIO ndr) dovrebbe sapere che con tale comportamento non rispetterebbe, innanzitutto, indirettamente:

  1. L’Art. 3 comma 1 della Costituzione (principio di uguaglianza formale) “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
  2. La legge 104/1992, art. 1 comma 1 lett. a) e b) “La Repubblica
    • a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società;
    • b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
  3. Legge 104/1992 art. 26 comma 1: “Mobilità e trasporti collettivi. – 1. Le regioni disciplinano le modalità con le quali i comuni dispongono gli interventi per consentire alle persone handicappate la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi”.

Continuando sul terreno dei diritti direttamente esigibili, non si rispetterebbe il Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503. in particolare l’Art. 24. Tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane, che recita:

  1. Sui mezzi di trasporto tranviario, filoviario, metropolitano, devono essere riservati a persone con limitate capacita motorie deambulanti almeno tre posti a sedere in prossimità della porta di uscita.
  2. Alle persone con ridotta capacità motoria è consentito l’accesso dalla porta di uscita.
  3. All’interno di almeno un autovettura del convoglio deve essere riservata una piattaforma di spazio sufficientemente ampio per permettere lo stazionamento di sedia a ruote, senza intralciare il passaggio.
  4. Tale spazio riservato deve essere dotato di opportuni ancoraggi, collocati in modo idoneo per consentire il bloccaggio della sedia a ruote.
  5. Nelle stazioni metropolitane devono essere agevolati l’accesso e lo stazionamento su sedia a ruote, anche con l’installazione di idonei ascensori e rampe a seconda dei dislivelli, al fine di consentire alle persone non deambulanti di accedere con la propria sedia a ruote al piano di transito della vettura della metropolitana.
  6. I veicoli adibiti al trasporto in comune di persone su strada ad uso pubblico devono rispondere alle caratteristiche costruttive di cui al decreto del Ministro dei trasporti 18 luglio 1991.

Aggiungiamo  anche il famoso art. 158 del Codice della Strada…. Ovvero del “Divieto di fermata e di sosta dei veicoli (1) ……… (2)  comma d) negli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli circolanti su rotaia e, ove questi non siano delimitati, a una distanza dal segnale di fermata inferiore a 15 m, nonché negli spazi riservati allo stazionamento dei veicoli in servizio di piazza”   del quale nessuno ne sa l’esistenza, visto che staziona di tutto,a ridosso delle fermate del bus e alle uscite dalle stazioni.

Per ultimo, in generale il vettore, (in questo caso ATAC), oltre ad impegnarsi dietro corrispettivo a trasportare un soggetto da un luogo ad un altro, deve osservare altri obblighi che sono stati elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, l’obbligo di esercitare vigilanza e protezione del passeggero, compreso, appunto, quello disabile, il quale paga anche lui il biglietto.

Volendo poi ricorrere al giudice, si dovrebbe ricordare la Legge 54/2006 che permette di avere una tutela giurisdizionale per eventuali discriminazioni.

Il lapidario commento finale è stato: a queste conclusioni può arrivarci, con un minimo di impegno, persino uno studente di Giurisprudenza, in ATAC ce l’hanno o no un ufficio legale? 

Conclusione: a noi non interessa di chi é la competenza, vogliamo che i nostri treni e le nostre stazioni siano pienamente accessibili da parte di qualsiasi disabile!

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